domenica 10 maggio 2009

Primo Congresso FGS Lombardia



Si è svolto oggi il primo Congresso della FGS Lombardia. Grazie a Radio Radicale è possibile acoltare e scaricare i lavori congressuali.Ecco il link:



Vignetta per gentile concessione di Mauro Biani ( http://maurobiani.splinder.com/ )

giovedì 7 maggio 2009

Liberalismo e Socialismo

In questo Paese ormai si spacciano tutti per liberali. Ma lo sono davvero? Non è che forse gli unici rimasti sono proprio, strano a dirsi, i socialisti? Un’affermazione del genere potrebbe parere assurda, risibile. Ma non lo è affatto, se mi si lascia spiegare di che stiamo parlando.

 

Non è troppo difficile spiegare il Liberalismo e il Socialismo, a patto di non indagarne l’evoluzione storica ed invece descriverli per quello che, ora e adesso, rappresentano questi due termini per le parti politiche e moderate che vi si riferiscono.

 

Entrambe sono correnti di pensiero politiche riguardanti lo Stato: come andrebbe ordinato, gestito e come dovrebbe rapportarsi coi cittadini.

Il Liberalismo prescrive uno Stato dove tutti siano uguali di fronte alla legge, dotati degli stessi diritti e degli stessi doveri. Quello che maggiormente conta nel Liberalismo è che nessuno categoria di cittadini possa avvalersi del potere di dettar legge sul resto della popolazione spezzando quindi l’equilibrio assicurato dallo Stato liberale detto anche, per il suo accento sull’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, Stato di diritto.

 

Al di fuori dei diritti che lo Stato difende e dei doveri che impone i cittadini sono assolutamente liberi di rapportarsi fra loro come vogliono, dandosi da soli le norme necessarie a regolare i reciproci rapporti. L’idea alla base di questo “lasciar fare” è che, una volta posto lo Stato a impedire sopraffazioni, gli esseri umani lasciati liberi d’agire possono realizzare ciascuno al massimo le proprie capacità raggiungendo nella società quelle posizioni che il loro merito, e solo questo, permette loro di raggiungere dando vita ad una società meritocratica ed autoregolante.

 

Le stesse idee sono alla base del libero mercato, espressione economica del liberalismo: le persone lasciate libere di produrre e comprare quello che vogliono sono in grado di dare vita a un mercato dai prezzi moderati e dall’alta qualità. La concorrenza fra liberi imprenditori nella gara per conquistarsi il favore degli acquirenti instaura un circolo virtuoso nel quale i prodotti e i servizi possono solo migliorare, e di conseguenze il benessere sociale crescere.

 

Il Socialismo, inteso nella sua accezione riformista e democratica, si inserisce sulla base del Liberalismo come un suo perfezionamento. Col tempo sono difatti emerse delle mancanze nello schema proposto dal Liberalismo.

Lo Stato di diritto assicura che nessun cittadino possa essere superiore all’altro nel potere politico, cioè capace di imporsi legalmente con la forza, ma non elimina le differenze, spesso pesanti, dettate dallo squilibrio del potere economico, la capacità di imporsi sugli altri attraverso la propria ricchezza o il proprio controllo dei mezzi economici. Il tutto è riassumibile nella frase: lo Stato di diritto assicura un’uguaglianza formale (di fronte alla legge), ma non sostanziale (una uguaglianza di mezzi).

 

Il Socialismo in Europa è la corrente di pensiero principe di chi mira alla creazione di uno Stato sociale. Lo Stato sociale è uno Stato che combina le caratteristiche di uno Stato di diritto (quindi liberale) con una serie di politiche sociali che mirano ad assicurare a tutti i cittadini gli stessi mezzi e uguali possibilità di far valere il proprio merito o, quanto meno, di condurre una vita dignitosa.

 

Un’uguaglianza di mezzi ovviamente non presuppone una uguaglianza di risultati.

Il Socialismo interviene a correggere quelle conseguenze estreme del “lasciar fare” liberale che porterebbero, e in alcuni casi hanno portato, a lasciar fuori dall’istruzione, dalla sanità, dal lavoro e dai servizi fondamentali persone meritevoli (o nel caso di sanità e servizi bisognose) ma che non sono nate dotate dei mezzi necessari ad accedervi secondo le regole di mercato (ad esempio, se l’istruzione fosse privata, chi non ha i mezzi minimi per pagare anche il più economico degli istituti) e per questo sarebbero bloccate e impossibilitate a coltivare ed esprimere il proprio potenziale (se una persona non riesce ad istruirsi non svilupperà mai capacità tali da accedere a un buon lavoro e corre anche il rischio di non trovare neanche un lavoro privo di requisiti, magari perché in concorrenza con tutti gli altri poveri non istruiti).

 

Il Socialismo ha come punto centrale creare meccanismi per i quali nessun cittadino venga lasciato morire nella indigenza e tutti possano essere forniti dei mezzi base necessari per gareggiare in concorrenza con gli altri cittadini nel lavoro e nella vita.

 

Inoltre il Socialismo, sempre nell’ottica di giungere se non ad una uguaglianza sostanziale (utopia impossibile) quanto meno a un livello minimo di mezzi per tutti) si occupa altresì di regolare il mercato facendo sì che nessun soggetto, o cerchia di soggetti, possa arrivare a detenere un potere tale da riuscire a falsare il gioco della concorrenza e che nessuno degli imprenditori del mercato approfitti della categoria debole del mercato stesso, il consumatore, oggi sottoposto sempre a tutta una serie di inganni e soprusi anche molto sottili.

 

Così come il Liberalismo si fonda sul principio del monopolio del potere politico da parte dello Stato, che per il resto risulta “leggero”, quasi assente nella vita dei cittadini, il Socialismo si fonda su un suo principio che possiamo definire della solidarietà sociale, ovvero dello Stato che si pone nei confronti della società come un regolatore di contrasti che, ricevendo costante supporto dalla Società principalmente attraverso le tasse, ridistribuisce le proprie risorse offrendo a tutti i servizi essenziali e agendo a favore delle componenti della Società che da sole non riuscirebbero ingiustamente a dimostrare il proprio valore.

 

Ma perché lo Stato sociale possa attuarsi è necessario che costruisca su uno Stato liberale solido. Per questo si può dire che, in un Paese dove chi sventola la bandiera del Liberalismo agisce sistematicamente contro il libero mercato, dove chi dovrebbe difendere il merito nel mercato non fa niente per risollevare i piccoli imprenditori aiutando sempre i soliti nomi, dove chi dovrebbe assicurare la neutralità dello Stato di fronte alle scelte di vita dei cittadini si intromette costantemente nella sfera più private ed intime del cittadino invadendone la coscienza e la disponibilità del proprio corpo e dei propri beni, dove chi invoca la massima giustizia continua a tenere il sistema giudiziario alla catena senza risolverne i molteplici problemi, i Socialisti sembrano essere gli unici Liberali rimasti, desiderosi di uno Stato di diritto degno di questo nome e di un libero mercato vero e non artefatto, abitato da cittadini liberi di gestire se stessi senza costrizioni che non siano dettate dal buon senso.

Il fatto che ormai siano i Socialisti a tenere in mano questo testimone, quello dello Stato di diritto, dovrebbe dare da riflettere, oltre ad essere per molti uno spunto utile dal quale partire per della sana autocritica.

 

Alla prossima

 Marco Parini

mercoledì 6 maggio 2009

Prima Campagna Volantinaggio FGS Milano


Ecco a voi il primo volantino a colori della Fgs Milano!!!
Aiutateci anche voi in questa campagna per la Libertà!!!



fgsmilano@gmail.com

Marco Alberio ospite di SJO - Giovani Socialisti Austriaci al Seminario sull'antifascismo


Marco Alberio della Segreteria Nazionale FGS parteciperà al seminario sull'antifascismo organizzato da SJO- Giovani Socialisti Austriaci, sul tema dell'antifascismo.
Il seminario si svolgerà ad Attersee, nei pressi di Salisburgo, dal 7 al 10 Maggio e avrà come obiettivo principale quello di definire un'azione comune dei movimenti socialisti europei, per agire politicamente e culturalemente, arginando il dilagante fenomeno del neofascismo, neonazismo e più in generale degli estremismi di destra.

giovedì 30 aprile 2009

PRIMO CONGRESSO FGS LOMBARDIA




Il giorno 10 Maggio,a partire dalle ore 10.00, presso le ex cucine economiche in via Montegrappa 8, si terrà il congresso fondativo della FGS Lombardia. Siete tutti invitati.
Saranno presenti ed interverranno Luigi Iorio, segretario FGS nazionale, Pia Locatelli, eurodeputata, e numerosi altri ospiti del mondo politico giovanile.
Partecipate numerosi!!!



Per ulteriori informazioni potete scriverci un' e-mail a fgsmilano@gmail.com

mercoledì 22 aprile 2009

TESTAMENTO BIOLOGICO

Consulta di Bioetica - Sezione di Verona
COMUNICATO STAMPA
TESTAMENTO BIOLOGICO O TESTAMENTO IDEOLOGICO?
Verona, 2 aprile 2009


Il 26 marzo il Senato ha approvato il disegno di legge Calabrò sul testamento biologico. La legge è stata blindata dalla maggioranza, che non ha accolto nessun emendamento proposto dall’opposizione, svuotando di qualsiasi significato l’attività del Parlamento. Il testo trasmesso ora alla Camera dei Deputati presenta norme ancora più rigide di quelle già in precedenza contestate.Una legge antidemocratica e incostituzionale.
La legge Calabrò è antidemocratica perchè vìola le libertà dei cittadini. Infatti prevede che idratazione e nutrizione artificiali (sondino naso-gastrico) siano obbligatorie sempre e per tutti i pazienti, coscienti e incoscienti. Nonostante l’intera comunità scientifica internazionale e italiana ritenga il sondino naso-gastrico una terapia medica, un atto sanitario, così non è per questa legge, che lo indica genericamente come forma di sostegno vitale, e come tale il medico non lo può negare a nessuno. Inoltre il DDL prevede che non possano essere interrotte le terapie già intraprese, quando questa interruzione può causare la morte. Dal DDL approvato sono scomparsi anche molti riferimenti alla figura del fiduciario, ridotto nel suo ruolo teso a far rispettare le volontà del paziente.
Questa legge non tutela la libertà di cura, ma obbliga alla salute, obbliga a vivere indefinitamente, anche senza alcuna speranza di ripresa.
E’ chiaro a tanti giuristi come questa sia una legge incostituzionale, dal momento che contrasta con l’art. 13, che sancisce l’inviolabilità della libertà personale, e l’art. 32, che garantisce il consenso informato (previsto anche dall’art. 34 del Codice di Deontologia Medica), ovvero la tutela del diritto di acconsentire e di rifiutare gli interventi chirurgici, i farmaci, ecc., anche quelli salvavita, cioè quelli senza i quali può sopraggiungere la morte.
Una legge contro il testamento biologico
Questa legge è antistorica perché ci allontana ancora una volta dall’Europa, dal biodiritto comunitario e internazionale che sancisce il diritto all’autodeterminazione del paziente come prioritario rispetto al dovere del medico di curarlo. Nei paesi dell’Unione le leggi sul testamento biologico ci sono già da tempo (Belgio, Olanda, Francia, Spagna, Germania, Inghilterra), e in tutte si ribadisce il diritto del paziente di acconsentire o di rifiutare le cure. Questo è il motivo che ha
portato alcuni di noi a chiedere una legge sul testamento biologico anche in Italia: per non doversi
più appellare al diritto sovranazionale e per dare, una volta per tutte, valore legale alle volontà
anticipate di trattamento, quale atto di responsabilità. Chi avrebbe invece immaginato che l’esito
sarebbe stato esattamente l’opposto? La legge Calabrò non lascia margini di dubbio: il testamento biologico non è vincolante per il medico che ha in cura il paziente. Il medico deciderà se tenerne conto e, in scienza e coscienza, potrà disattenderlo (paternalismo medico).
La legge Calabrò non è una legge sul testamento biologico, è un’anti-legge: un manifesto ideologico che ha come finalità far sì che gli italiani non compilino la propria dichiarazione anticipata di trattamento perché, tanto, potrebbe sarebbe inutile.
Ma allora che senso ha ribadire nel testo della legge il riconoscimento del consenso informato, se poi decide il medico e non il paziente? Che senso ha scrivere che si riconosce e si garantisce la
dignità della persona in via prioritaria rispetto all’interesse della società e alle applicazioni della
tecnologia e della scienza, se poi l’introduzione per via orale o chirurgica del sondino naso-gastrico
e di conseguenza di farmaci, proteine, elettroliti, ecc., non li si può rifiutare? Senza considerare che per alcuni pazienti malati di tumore in stato terminale, l’idratazione comporta un aumento delle sofferenze e può addirittura accelerare la morte. Ma a chi ha scritto e votato questo DDL ciò non è interessato. Nutrire e idratare sempre, anche quando il corpo naturalmente rifiuta. Anche nei pazienti naturalmente incapaci di assorbire. D’altronde l’obiettivo non è certo quello di fare una legge che aiuti le persone.
Stiamo assistendo alla trasformazione dello stato democratico in uno stato etico, che impone per
legge cosa è bene e cosa è male per le nostre anime ed i nostri corpi. Lo stato italiano potrà (dovrà) sequestrare i pazienti per tenerli in vita artificialmente ad oltranza, attraverso l’introduzione forzata del sondino naso-gastrico e il mantenimento di cure e terapie non volute, contro la loro volontà.
Vita indisponibile o disponibile?
La mia vita è indisponibile da me, ordina oggi lo Stato Italiano, nel momento in cui desidero che
la natura faccia il suo corso e mi conduca alla morte (esito, tra l’altro, al quale nessun essere vivente
può sfuggire), ma pare molto ben disponibile da parte della politica, che mi trattiene a forza in
ospedale contro la mia volontà, anche se espressa pubblicamente e convalidata da un notaio. Certo, chi desidera essere tenuto in vita artificialmente va protetto e tutelato. Nessuno vuole “staccare la spina” a nessuno. Ma, allo stesso modo, chi, in coerenza con le sue personali convinzioni, non lo desidera, anch’egli andrebbe protetto e tutelato in uno stato democratico.
In questo nostro paese sempre più illiberale, la speranza è che vecchi e nuovi politici si accorgano che la bioetica non è una materia come tutte le altre. Essa tocca l’intimo di noi, del nostro modo di sentire e vedere la vita, il mondo, la morte. L’auspicio è che comprendano che nessun politico si può sostituire alla coscienza altrui, se davvero è democratico e laico il modello di stato nel quale vogliamo vivere.
Il principio della laicità è l’unico che garantisce il dialogo tra le diverse etiche e la necessaria separazione tra la morale e il diritto. La difesa del pluralismo etico e bioetico è specchio della buona democrazia, dove si tutela la libertà di pensiero e di espressione, si stimola il confronto, si cercano principi comuni sui quali fondare l’agire politico, si sensibilizzano i cittadini ad essere attivi partecipatori dell’arena sociale, si tutelano i diritti fondamentali dell’uomo nella consapevolezza che nessuno, nel castello della vita, ha le chiavi che aprono la porta della verità.


Consulta di Bioetica - Sezione di Verona

I Coordinatori
Sara Patuzzo
Alberto Turco

venerdì 17 aprile 2009

LA “QUESTIONE SICUREZZA” NELLE CITTA’

Che cos’è la “questione sicurezza”? Dietro questo macroproblema forze politiche e idee contrapposte si scontrano su un campo non certo semplice. Dal bombardamento dei media, alla propaganda politica, alla paura che si diffonde in una società sempre più aperta e globalizzata, la “questione sicurezza” sfugge da chiare definizioni. Ognuno può interpretare e reinterpretare gli eventi a suo modo, dando visioni diverse, contorte o distorte.
Nel panorama politico italiano la “questione sicurezza” ha rappresentato uno dei capisaldi della lotta politica delle destre. Cavalcando l’onda di una società spaventata, partiti come la Lega sono riusciti a conquistare fette di elettorato sempre più consistenti e le campagne elettorali ne hanno fatto un punto cardine. Da destra si richiama l’ordine, la polizia, il manganello, le ronde. E’ una risposta: portare agenti e controllori nelle strade così che le persone possano essere tenute al sicuro da aggressioni, rapine o peggio. Da sinistra si sottolineano i dati in diminuzione di rapine e crimini più svariati, ma una risposta chiara, forte e precisa non si è mai sentita. Vi è un’idea, però, in cui si ritrovano tutti coloro che per appartenenza si definiscono “di sinistra”: la società recupera la criminalità, la società deve guarire se stessa.
Il problema a cui io voglio giungere non è come un partito piuttosto che un altro reagiscano alla “questione sicurezza”, ma cos’è veramente la “questione sicurezza”. Ebbene: io penso si tratti di percezione. Percezione perché? Perché non è la rapina che ci mostrano al TG, né i dati in diminuzione dei crimini più diversi a misurare quanta sicurezza ci sia nelle strade e nelle città. La “questione sicurezza” riguarda tutte quelle persone che non si fidano più, che hanno paura a uscire di casa o a incamminarsi in strade conosciute come “malfamate” o rimanere sole di notte ad una certa ora. La questione sicurezza non è il ladro che mi minaccia, ma la percezione che ho io nell’incamminarmi in strada di giorno, di notte, a qualsiasi ora. La percezione che un tempo era individuale, è divenuta in questi ultimi anni fenomeno di massa: l’intera società, ora, si sente insicura per strada. Vi chiedo perdono per quante volte userò ancora il termine “percezione”, ma è il concetto fondamentale intorno al quale voglio scrivere.
Non vi è dubbio che i media altro non hanno fatto che aumentare questa percezione diffusa (e non intendo parlare dei politici, che su questo argomento si costruiscono carriere intere), ma la risposta non è controbattere, controbattere sempre alle proposte e ai dati di una parte o dell’altra. La risposta è lavorare per la società, e cancellare la sua “percezione diffusa”. E questo è l’altro grande passo: come si può cancellare un concentrato di paura e percezioni negative? Non di certo formando ronde, né mandando i militari per le città. Queste mosse possono cancellare il problema in una strada, in una zona per tutto il tempo in cui passano i vigilantes, poi che accade? Le persone si sentono più sicure perché ci sono più manganelli o stivali militari che calpestano il suolo? Non credo.
In strada devono esserci le persone, i cittadini, i veri abitanti delle città. Quando la sinistra parla di “risolvere il problema sicurezza attraverso la società” non lancia parole al vento (sto usando sinistra senza nominare alcun partito: sto parlando delle idee che formano il sostrato di quella macroarea che chiamiamo sinistra), né guarda in modo astratto il problema dandone una risposta altrettanto astratta: la sinistra parla di un’idea, ovvero l’idea che siano i cittadini a creare sicurezza per se stessi.
Mi spiego. Una zona, una strada, un intero quartiere non deve essere lasciato a se stesso, ma deve essere “coltivato”, migliorato, usato, sfruttato. Utilizzate qualsiasi termine possa sostituirsi ai precedenti: ciò che voglio dire è che dobbiamo usare gli spazi che sono nostri, poiché noi siamo cittadini e la città è formata da persone, non da strade e cemento.
Le zone dove la percezione di sicurezza è maggiore si dividono in due grandi gruppi: le zone illuminate dai fari delle auto della polizia, e le zone dove le persone escono, girano, passeggiano, si trovano o si divertono. Io preferisco le seconde. Dove ci sono le persone, non si sviluppa la criminalità. Dove c’è vita non c’è delinquenza. E’ un assunto abbastanza verosimile.
Ricollego quindi tutto. La “questione sicurezza” si basa sulle percezioni della società. Se una società percepisce l’insicurezza di un luogo, questo luogo verrà lasciato a se stesso, abbandonato per trasformarsi in qualcosa di effettivamente insicuro. Quali sono gli strumenti che possono ricostituire un tessuto sociale sicuro e vivibile e invertire la tendenza delle percezioni? Le persone. Le persone come mezzi e come fini: impegnarsi tutti per migliorare la propria qualità di vita. Le persone possono uscire, possono ritrovarsi, possono creare un tessuto sociale non minato da piccoli o grandi criminali. Come? Uscendo di casa, fare della propria zona, della propria strada, della propria città il proprio spazio vivibile, la propria casa. Senso civico, luoghi di ritrovo e divertimento, voglia di creare qualcosa: ecco la combinazione che io considero vincente.
Ho scritto tanto mi sono ripetuto troppo. Ho parlato in astratto, questo è vero; ora voglio scendere nel caso concreto. Provo con una proposta. In una zona non vi sono né pub né punti di ritrovo; le persone non escono e hanno timore a ritrovarsi sole perché non vi è nessuno per strada. C’è un locale in disuso che nessuno ha più utilizzato; oppure c’è un edificio al cui interno troviamo una sala completamente libera. Magari gli abitanti del posto si sono sempre rifiutati di accogliere pub o locali per evitare rumori notturni. Cosa farne però di quella sala? Le idee sono molte: un luogo di ritrovo, un piccolo cinema, un teatro dove giovani compagnie propongono i loro spettacoli. Perché no? Cultura, divertimento, magari anche solo un punto di riferimento per una serata che non si sa come passare. La gente comincia ad uscire, le persone cominciano ad utilizzare quelle strade che sono loro di diritto. Si crea un circolo virtuoso: magari qualche bar rimane aperto fino a tardi, magari una coppia decide di farsi una passeggiata senza doversi preoccupare dell’ora o del posto, magari i giovani della zona si ritrovano in un punto di aggregazione annullando la fredda indifferenza di tutti i giorni. La mia può essere una proposta semplice, banale, magari può anche non piacere. Ma le proposte possono essere maggiori, possono crescere e svilupparsi, da un piccolo seme ad una maestosa quercia. L’importante è volerlo.

Alessio Mazzucco